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COE Recruitment nelle PMI: metodo per crescere con controllo

Negli ultimi anni il tema del recruiting è diventato una delle principali aree di fragilità per molte PMI italiane. La difficoltà nel reperire profili adeguati, i tempi di inserimento sempre più lunghi e l’aumento del turnover non sono più episodi isolati, ma segnali strutturali di un mercato del lavoro che è cambiato più velocemente delle organizzazioni. In questo scenario, continuare a gestire il recruiting come un’attività episodica, emergenziale o delegata senza una vera governance espone l’impresa a inefficienze operative e rischi organizzativi difficili da intercettare in tempo.

È in questo contesto che inizia a comparire con maggiore frequenza il concetto di COE Recruitment (Recruitment Center of Excellence). Spesso associato alle grandi multinazionali, il modello viene percepito come distante dalla realtà delle PMI. In realtà, al di là delle etichette, il tema centrale non è la dimensione dell’azienda, ma il livello di maturità con cui vengono gestiti i processi di inserimento delle persone. Parlare di COE Recruitment significa ragionare su come strutturare il recruiting come processo critico, con ruoli chiari, criteri decisionali condivisi e responsabilità definite.

Per molte PMI, il recruiting resta ancora un’attività reattiva: si cerca una persona quando “serve”, si accelera quando l’urgenza aumenta e si spera che l’inserimento funzioni. Questo approccio, nel breve periodo, può sembrare efficace. Nel medio termine, però, genera costi nascosti, rallentamenti operativi e un progressivo disallineamento tra strategia aziendale e competenze presenti in azienda. Un modello di COE Recruitment, adattato al contesto PMI, consente invece di trasformare il recruiting da problema operativo a leva di governo della crescita.

I benefici non riguardano solo l’area HR. Un recruiting strutturato migliora l’efficienza dei processi, riduce gli errori decisionali, rende più prevedibili i risultati e contribuisce alla sostenibilità economica e organizzativa dell’impresa. In altre parole, aiuta l’imprenditore e il management a mantenere il controllo mentre l’azienda cresce, evitando che l’organizzazione diventi più complessa di quanto sia gestibile.

Comprendere cosa significa davvero adottare un approccio di COE Recruitment in una PMI, quali elementi siano indispensabili e come evitare modelli sovradimensionati o inutilmente rigidi, è il primo passo per affrontare il tema in modo consapevole. Ed è da qui che conviene partire, prima di parlare di strumenti, ruoli o soluzioni operative.

Il problema nascosto del recruiting nelle PMI italiane

Nelle PMI italiane il recruiting viene spesso percepito come un’attività necessaria ma accessoria, da attivare solo quando “manca qualcuno”. Questa impostazione, apparentemente pragmatica, nasconde in realtà una fragilità strutturale. Il problema non è solo la difficoltà di trovare personale qualificato, ma il modo in cui l’azienda affronta il tema: in assenza di un processo chiaro, il recruiting diventa reattivo, disorganizzato e fortemente dipendente dalle urgenze del momento. Nel tempo, questa modalità genera inefficienze che impattano sull’intera gestione delle risorse umane nelle PMI.

Recruiting “urgente” vs recruiting “governato”

Il recruiting “urgente” nasce quasi sempre da un evento imprevisto: una dimissione, un picco di lavoro, una crescita non pianificata. In questi casi si cerca di inserire una persona nel minor tempo possibile, riducendo le fasi di valutazione e affidandosi spesso a canali esterni senza una reale integrazione con l’organizzazione interna.
Un recruiting “governato”, invece, parte da presupposti diversi:

  • ruoli e responsabilità sono già definiti;
  • i criteri di selezione sono condivisi tra HR e management;
  • l’inserimento è pensato come parte di un processo più ampio, non come soluzione tampone.

Nelle PMI che adottano questo approccio, il recruiting smette di essere una rincorsa e diventa uno strumento di stabilità organizzativa.

Quando l’HR diventa un collo di bottiglia

Un altro effetto tipico è la trasformazione dell’HR in un collo di bottiglia operativo. In molte aziende medio-piccole, la funzione HR si trova a gestire contemporaneamente selezioni, amministrazione del personale e problematiche quotidiane. Senza processi strutturati, ogni nuova ricerca assorbe tempo ed energie, rallentando l’intera organizzazione.
Questo non è un problema di competenze, ma di assetto: la gestione delle risorse umane nelle PMI resta spesso schiacciata sull’operatività, senza spazio per una visione di medio periodo.

Effetti organizzativi degli inserimenti sbagliati

Gli inserimenti errati non producono solo costi diretti. Generano effetti organizzativi più profondi:

  • rallentamento dei processi produttivi o di servizio;
  • sovraccarico dei colleghi più esperti;
  • perdita di fiducia nei confronti delle decisioni aziendali;
  • aumento del turnover e dell’instabilità interna.

Questi elementi alimentano i problemi di recruiting aziendale in modo circolare: più l’organizzazione è instabile, più diventa difficile attrarre e trattenere persone adeguate. È da questa dinamica, spesso sottovalutata, che nasce la necessità di ripensare il recruiting come processo strutturato e non come risposta all’emergenza.

coe recruitment

Cos’è un COE Recruitment (e cosa non è)

Quando si parla di COE Recruitment, o Recruitment Center of Excellence, è facile cadere in definizioni astratte o eccessivamente teoriche. In realtà, soprattutto nel contesto delle PMI, il valore del modello sta nella sua applicazione pratica. Un COE Recruitment non è una “struttura in più” né un ufficio separato dall’operatività quotidiana. È, prima di tutto, un modo diverso di organizzare il recruiting, rendendolo coerente con la strategia e la maturità dell’impresa.

Definizione operativa di COE Recruitment

In termini operativi, un recruitment center of excellence è un insieme coordinato di ruoli, processi e criteri decisionali che governano l’intero ciclo di inserimento delle persone in azienda. Non si limita alla selezione, ma include:

  • definizione chiara dei fabbisogni organizzativi;
  • standard condivisi per la valutazione dei candidati;
  • responsabilità esplicite tra HR, management e funzione richiedente;
  • monitoraggio degli esiti degli inserimenti nel tempo.

Nel modello COE HR, il recruiting non è demandato esclusivamente all’HR, ma diventa una responsabilità diffusa e governata, integrata nei processi decisionali dell’impresa.

Cosa significa “eccellenza” nei processi di recruiting

Il termine “eccellenza” non va inteso come perfezione o complessità. In un center of excellence HR, l’eccellenza coincide con la capacità di essere:

  • ripetibili, evitando soluzioni estemporanee;
  • misurabili, attraverso indicatori chiari;
  • adattabili, in funzione dell’evoluzione aziendale.

Per una PMI, questo significa passare da decisioni basate sull’urgenza a decisioni basate su dati, ruoli e obiettivi. L’eccellenza non sta nell’uso di strumenti sofisticati, ma nella coerenza tra ciò che l’azienda è oggi e ciò che vuole diventare.

Falsi miti sul COE (non è solo per grandi aziende)

Uno dei principali ostacoli all’adozione del modello è l’idea che il COE Recruitment sia riservato alle grandi organizzazioni. In realtà, il modello fallisce più spesso per eccesso di struttura che per mancanza di risorse.
Per le PMI, il punto non è replicare modelli corporate, ma adottarne i principi chiave:

  • chiarezza di governance;
  • processi proporzionati alla dimensione aziendale;
  • responsabilità definite, anche in team piccoli.

Un COE Recruitment efficace in una PMI è leggero, progressivo e orientato al controllo, non alla burocrazia. Ed è proprio questa adattabilità a renderlo uno strumento concreto, non un concetto teorico.

Perché il COE Recruitment riguarda anche le PMI (non solo le multinazionali)

L’idea che un modello di COE Recruitment sia applicabile solo alle grandi organizzazioni nasce da un equivoco di fondo: si tende a confondere la complessità strutturale con la necessità di governo. In realtà, molte PMI raggiungono rapidamente una soglia oltre la quale il recruiting, se non strutturato, diventa un fattore di rischio per la organizzazione aziendale. È in questo passaggio che il tema del COE recruitment nelle PMI smette di essere teorico e diventa operativo.

La soglia critica: quando il recruiting diventa un rischio

Finché l’azienda è molto piccola, il recruiting può essere gestito in modo informale. L’imprenditore conosce tutti, le decisioni sono rapide e l’impatto degli errori è contenuto. La soglia critica si manifesta quando:

  • il numero di inserimenti cresce nel tempo;
  • aumentano i ruoli specialistici;
  • l’imprenditore non riesce più a seguire direttamente ogni selezione.

Da questo momento in poi, il recruiting non governato genera instabilità. Inserimenti sbagliati, tempi lunghi e ruoli poco chiari iniziano a incidere sulla crescita aziendale e sulle performance HR, creando un effetto domino che coinvolge produzione, commerciale e servizi.

Complessità organizzativa e crescita del personale

Ogni nuova persona inserita aumenta la complessità interna. Non solo per il costo, ma per l’impatto sui processi, sulle responsabilità e sulle interdipendenze operative. Senza un recruiting strutturato, la crescita del personale tende a precedere la crescita dell’organizzazione, generando squilibri difficili da correggere a posteriori.

In molte PMI questo si traduce in:

  • sovrapposizione di ruoli;
  • aspettative non allineate;
  • conflitti tra funzioni;
  • rallentamenti decisionali.

Un approccio COE consente di riportare equilibrio, facendo sì che ogni inserimento sia coerente con l’evoluzione organizzativa e non solo con l’urgenza del momento.

PMI e maturità gestionale

Adottare un modello di COE recruitment per le PMI non significa “diventare grandi”, ma diventare più consapevoli. La maturità gestionale si misura nella capacità di anticipare i problemi, non di reagire quando sono già evidenti. Un recruiting governato è uno dei primi indicatori di questa maturità.

Le PMI che investono in processi chiari, ruoli definiti e criteri condivisi non lo fanno per moda, ma per mantenere il controllo della crescita. Ed è proprio questa esigenza di controllo, più che la dimensione, a rendere il COE Recruitment un tema centrale anche al di fuori delle multinazionali.

I pilastri di un COE Recruitment efficace

Un COE Recruitment funziona solo se poggia su alcuni pilastri chiari e condivisi. Non si tratta di introdurre complessità organizzativa, ma di dare struttura a ciò che spesso nelle PMI viene gestito in modo informale. Senza questi elementi, anche le migliori intenzioni rischiano di tradursi in processi incoerenti o difficili da sostenere nel tempo.

Governance e ownership del recruiting

Il primo pilastro riguarda la governance HR. Nelle PMI il recruiting è spesso “di tutti e di nessuno”: l’imprenditore decide, l’HR esegue, il responsabile di funzione segnala l’urgenza. In un COE efficace, l’ownership è chiara.
Questo significa stabilire:

  • chi definisce il fabbisogno;
  • chi prende la decisione finale;
  • chi è responsabile della qualità dell’inserimento nel tempo.

La governance non centralizza tutto nell’HR, ma coordina. Il recruiting diventa un processo aziendale, non una sequenza di azioni scollegate.

Standard di processo e criteri decisionali

Il secondo pilastro riguarda i processi di recruiting. Standardizzare non vuol dire irrigidire, ma rendere ripetibile ciò che funziona. Per una PMI, questo può tradursi in poche regole chiare:

  • descrizioni di ruolo coerenti con l’organizzazione reale;
  • fasi di selezione definite e non improvvisate;
  • criteri di valutazione condivisi tra HR e responsabili di funzione.

Senza standard, ogni selezione riparte da zero, aumentando il rischio di decisioni basate su percezioni soggettive. Con standard minimi, invece, il recruiting diventa più rapido, trasparente e allineato agli obiettivi aziendali.

Metriche, dati e miglioramento continuo

Il terzo pilastro è spesso il più trascurato: l’uso di KPI di recruiting. Molte PMI misurano solo il tempo di chiusura della posizione, ignorando la qualità dell’inserimento. Un COE Recruitment efficace introduce poche metriche, ma significative, come:

  • tempo medio di inserimento efficace;
  • tasso di turnover nei primi 12 mesi;
  • impatto dell’inserimento sulle performance del team.

Questi dati non servono per controllare le persone, ma per migliorare il processo. Collegando ruoli e responsabilità HR a indicatori concreti, il recruiting diventa uno strumento di apprendimento organizzativo. È così che il modello COE evolve nel tempo, adattandosi alla crescita dell’impresa senza perdere coerenza.

COE Recruitment e adeguati assetti organizzativi (D.Lgs. 14/2019)

Il tema degli adeguati assetti organizzativi, introdotto e rafforzato dal D.Lgs. 14/2019, viene spesso affrontato dalle PMI in modo formale, limitandosi ad aspetti documentali o contabili. In realtà, uno degli elementi più critici degli assetti riguarda proprio le persone: ruoli, responsabilità e modalità con cui l’organizzazione prende decisioni. In questo senso, il recruiting non è un’attività neutra, ma una leva diretta di governance aziendale.

Persone, ruoli e responsabilità come assetto organizzativo

Un assetto organizzativo è adeguato quando consente all’impresa di funzionare in modo ordinato e prevedibile. Questo presuppone che ogni persona inserita abbia un ruolo chiaro, responsabilità definite e un perimetro decisionale coerente. Quando il recruiting avviene senza criteri strutturati, l’azienda introduce ambiguità che si riflettono sull’intera organizzazione.

In molte PMI, i problemi nascono non dalla mancanza di competenze, ma dall’inserimento di persone in ruoli poco definiti o sovrapposti. Un approccio COE permette di allineare il recruiting agli assetti, evitando che le scelte sulle persone contraddicano la struttura organizzativa esistente.

Recruiting e sostenibilità della crescita

La prevenzione della crisi d’impresa non riguarda solo indicatori finanziari. Una crescita non sostenibile dal punto di vista organizzativo è uno dei fattori che, nel tempo, indebolisce la capacità dell’azienda di reagire ai cambiamenti. Inserire nuove risorse senza un disegno chiaro dei processi e delle responsabilità aumenta il rischio di inefficienze sistemiche.

Un recruiting governato, inserito in una logica di COE, consente invece di accompagnare la crescita in modo controllato. Ogni nuovo inserimento viene valutato non solo per le competenze tecniche, ma per l’impatto sull’equilibrio organizzativo complessivo.

Il rischio sistemico degli inserimenti non governati

Gli inserimenti non governati rappresentano un rischio spesso sottovalutato. Nel breve periodo possono sembrare soluzioni rapide, ma nel medio-lungo periodo generano:

  • aumento dei costi indiretti;
  • conflitti organizzativi;
  • perdita di efficacia dei processi decisionali;
  • difficoltà nel monitorare segnali di crisi.

Integrare il recruiting all’interno degli adeguati assetti organizzativi significa ridurre questi rischi alla radice. Non per rispettare una norma in modo formale, ma per costruire un’organizzazione capace di crescere senza perdere controllo e visione.

Esempio pratico: PMI manifatturiera senza COE Recruitment

Per comprendere in modo concreto le conseguenze di un recruiting non strutturato, può essere utile osservare un esempio tipico di PMI manifatturiera in fase di crescita, senza un modello di governo del processo di selezione.

Contesto aziendale e criticità iniziali

L’azienda opera nel settore manifatturiero B2B, circa 80 dipendenti, crescita costante negli ultimi tre anni. L’aumento degli ordini porta alla necessità di inserire nuove figure tecniche e operative. Il recruiting viene gestito in modo informale: l’imprenditore individua il bisogno, l’HR pubblica l’annuncio, il responsabile di produzione valuta i candidati “quando ha tempo”.

Le criticità emergono rapidamente:

  • ruoli definiti in modo approssimativo;
  • aspettative non allineate tra HR, produzione e direzione;
  • inserimenti guidati dall’urgenza più che dalla coerenza organizzativa.

Questo è un caso frequente quando manca un riferimento strutturato, ed è alla base di molti problemi HR nella manifattura.

Errori ricorrenti nel processo di selezione

Analizzando il processo, emergono alcuni errori ricorrenti:

  1. Selezione basata solo sulla competenza tecnica, senza valutare l’integrazione nel contesto produttivo.
  2. Assenza di criteri condivisi, con decisioni finali affidate alla percezione del singolo responsabile.
  3. Inserimenti non accompagnati, senza un vero percorso di onboarding.

Nel giro di pochi mesi, l’azienda registra un aumento del turnover del personale, soprattutto nelle figure operative più giovani. Ogni uscita riapre il ciclo di urgenza, alimentando un circolo vizioso.

Impatti su produzione e management

Gli effetti non si limitano all’area HR. La produzione subisce rallentamenti dovuti a persone non pienamente operative, i capi reparto compensano con straordinari e il management si trova a gestire problemi quotidiani anziché concentrarsi sullo sviluppo.

Le principali conseguenze sono:

  • inefficienze organizzative diffuse;
  • perdita di affidabilità nei tempi di consegna;
  • crescente tensione interna tra funzioni.

Questo esempio di recruiting nelle PMI mostra come l’assenza di un modello di governo non sia un problema teorico, ma un fattore che incide direttamente sulla performance complessiva. È proprio da situazioni come questa che nasce l’esigenza di un approccio più strutturato, capace di riportare controllo e coerenza nel tempo.

Esempio pratico: introduzione graduale di un COE Recruitment in una PMI

Riprendendo il caso precedente, immaginiamo la stessa PMI manifatturiera che decide di affrontare in modo strutturato i problemi emersi, senza stravolgere l’organizzazione. L’obiettivo non è creare un dipartimento HR complesso, ma avviare una implementazione del COE Recruitment coerente con dimensione e risorse disponibili.

Da approccio reattivo a processo governato

Il primo passo è il passaggio da un approccio reattivo a un processo governato. L’azienda inizia mappando i ruoli critici e definendo con chiarezza i fabbisogni ricorrenti. Viene introdotto un flusso minimo di selezione, condiviso tra HR e responsabili di funzione, che stabilisce:

  • quando avviare una ricerca;
  • quali criteri utilizzare per valutare i candidati;
  • come gestire l’inserimento nei primi mesi.

Questo consente di migliorare il recruiting nelle PMI senza rallentare l’operatività, riducendo le decisioni impulsive legate all’urgenza.

Ruoli chiave e responsabilità introdotte

Il secondo intervento riguarda i ruoli. Non vengono create nuove posizioni, ma vengono chiarite le responsabilità esistenti. L’HR assume il ruolo di facilitatore del processo, mentre i responsabili di funzione diventano corresponsabili della qualità dell’inserimento.

In pratica:

  • l’HR governa il processo e gli standard;
  • il manager valuta la coerenza tecnica e organizzativa;
  • la direzione mantiene la visione complessiva.

Questo assetto rende l’HR più strutturato, senza appesantire l’organizzazione, e rafforza la responsabilità manageriale.

Benefici misurabili nel medio periodo

Nel giro di 12–18 mesi, l’azienda inizia a osservare benefici concreti:

  • riduzione del turnover nei primi mesi;
  • inserimenti più rapidi ed efficaci;
  • minore impatto sui reparti produttivi;
  • maggiore prevedibilità dei fabbisogni futuri.

Questi risultati non derivano da strumenti sofisticati, ma da una maggiore coerenza organizzativa. L’introduzione graduale di un COE Recruitment diventa così una leva di crescita organizzativa, capace di accompagnare lo sviluppo dell’impresa senza perdere controllo. Ed è proprio questa gradualità a rendere il modello sostenibile nel tempo.

Quando (e come) ha senso avviare un COE Recruitment in una PMI

Una delle domande più frequenti riguarda quando strutturare il recruiting senza introdurre complessità inutili. La risposta non è legata a una soglia rigida di fatturato o di dipendenti, ma alla capacità dell’organizzazione di assorbire la crescita senza perdere controllo. Avviare un COE Recruitment ha senso quando i segnali organizzativi iniziano a indicare che l’approccio informale non è più sufficiente.

Indicatori organizzativi da osservare

Ci sono alcuni segnali di crescita aziendale che, se presenti in modo ricorrente, suggeriscono la necessità di strutturare il recruiting:

  • aumento del numero di inserimenti nell’arco dell’anno;
  • turnover concentrato nei primi 6–12 mesi;
  • ruoli che cambiano contenuto dopo l’assunzione;
  • sovraccarico dei responsabili di funzione durante le selezioni;
  • difficoltà a prevedere i fabbisogni di personale.

Questi indicatori non riguardano solo la gestione del personale, ma l’equilibrio complessivo dell’azienda. Quando emergono, continuare a operare “come prima” espone la PMI a inefficienze crescenti.

Errori da evitare nell’introduzione del modello

Un errore frequente è introdurre il modello COE in modo troppo ambizioso o imitativo. Nelle PMI, questo si traduce spesso in:

  • processi eccessivamente complessi;
  • sovraccarico dell’HR con attività burocratiche;
  • resistenze interne da parte dei manager.

Un altro errore è delegare tutto all’HR, trasformando il COE in una funzione isolata. Un modello efficace richiede invece il coinvolgimento della direzione e dei responsabili di funzione, perché il recruiting è una scelta manageriale prima che operativa.

Approccio progressivo e sostenibile

L’approccio più efficace è progressivo. Per una organizzazione HR nelle PMI, questo significa partire da pochi elementi chiave:

  1. chiarire ruoli e responsabilità nel processo di selezione;
  2. definire criteri minimi condivisi;
  3. introdurre poche metriche significative.

Conclusioni

Nel tempo, il modello può evolvere insieme all’azienda. Avviare un COE Recruitment non significa “strutturare tutto subito”, ma creare le condizioni per governare la crescita senza rincorrere le emergenze. È questa sostenibilità, più che la formalizzazione, a determinare il successo del modello nel medio periodo.

Affrontare il tema del COE Recruitment significa riconoscere che il recruiting non è un’attività accessoria, ma una leva organizzativa che incide direttamente sulla capacità della PMI di crescere in modo ordinato. Nel corso dell’articolo abbiamo visto come la gestione reattiva degli inserimenti generi inefficienze, instabilità e costi nascosti, e come un approccio strutturato permetta invece di riportare coerenza tra persone, processi e strategia aziendale.

Un modello di recruiting governato consente alle PMI di migliorare la produttività, riducendo gli errori decisionali e i tempi di inserimento, ma anche di tutelare la redditività, evitando il turnover precoce e il sovraccarico organizzativo. Ancora più importante, permette all’imprenditore e al management di mantenere il controllo della crescita, prevenendo quelle criticità organizzative che, nel tempo, possono trasformarsi in vere e proprie situazioni di rischio.

Investire in un COE Recruitment non significa introdurre burocrazia o replicare modelli pensati per le multinazionali. Significa, piuttosto, dotarsi di un metodo proporzionato alla propria realtà, capace di evolvere insieme all’azienda e di supportare decisioni più consapevoli sul capitale umano. È un passo fondamentale per rendere sostenibile la crescita e rafforzare gli adeguati assetti organizzativi richiesti oggi alle imprese.

Ogni PMI ha un livello di maturità diverso e richiede soluzioni calibrate. Valutare se, quando e come strutturare il recruiting è una scelta strategica che merita un confronto serio, basato sui processi e non sulle mode. Per questo, un dialogo con Trade Compass può aiutare a leggere la propria organizzazione con maggiore lucidità e a definire un percorso coerente, orientato al miglioramento continuo e alla prevenzione delle criticità future.

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Gli autori del blog

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Marco L. Dal Monte Casoni

Pensatore non convenzionale, cercatore di soluzioni.
Già manager con esperienza maturate sia in PMI che multinazionali, nel 2002 fonda Trade Compass

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Malbora Gjoka

Compliance Manager |DPO| Consulente Privacy Specializzata nell’ implementazione di sistemi di gestione della compliance integrati secondo la norma UNI ISO 37031:2001, di Modelli organizzativi e di controllo 231/2001 e di Sistemi di gestione della Privacy “GDPR 679/2016”